Allergia al gatto
Siamo convinti che l’informazione al paziente sia altrettanto importante di quella che tutti i giorni forniamo alla Classe Medica.
Per questo motivo abbiamo concertato una serie di articoli divulgativi per il grande pubblico, in tema di allergie.
Le piacevoli pagine che seguono, scritte dalla Dott.ssa Susanna Voltolini, Allergologa in Genova, sono un primo utile contributo informativo per il paziente con allergia al gatto. Questa forma di patologia allergica può colpire l’uomo anche se questo non è a contatto con l’animale e quindi può assumere aspetti particolarmente gravi senza che il paziente riesca a identificarne la causa. Ecco perché Lofarma è particolarmente attenta al problema per fornire concrete soluzioni in campo diagnostico e terapeutico.
Allergia al gatto: da connivenza a convivenza.
Che l’ambiente di casa sia uno dei più “pericolosi” per l’allergico è un fatto spesso trascurato. Molti pensano che le cause maggiori di disturbi allergici respiratori quali rinite, tosse e asma siano al di fuori dell’ambiente domestico, nell’atmosfera. Certo, è anche vero che i pollini sono spesso causa di questi sintomi: ma che cosa è più a lungo a contatto con le nostre vie respiratorie se non la polvere di casa? L’allergico infatti è esposto tutto l’anno, e non solo stagionalmente come avviene per i pollini, agli allergeni contenuti nella polvere e anche se trascorre la giornata fuori casa, sono sufficienti le sette-otto ore passate in camera da letto per portare l’esposizione al massimo!
Ma che cosa è realmente la polvere di casa? Un miscuglio di allergeni che convivono e si influenzano reciprocamente e variamente in funzione dei fattori climatici e ambientali diversi da una casa all’altra. L’acaro, microscopico animaletto ormai a tutti noto, è sicuramente l’elemento dominante e predilige vivere dove trova maggiore nutrimento: dato che le specie più diffuse negli ambienti domestici sono i “Dermatophagoidi” che, come indica il nome, si nutrono di squame cutanee, il loro habitat preferito è proprio il letto, dove possono trovare nutrimento e condizioni di calore e umidità ideali alla loro crescita. Ma non di sola pelle umana si nutrono questi acari: ed ecco che la presenza di un animale domestico in casa, cane o gatto che sia, con la quantità di pelo e forfora rilasciati quotidianamente, del tutto indipendente dal suo livello di pulizia, aumenta il nutrimento a disposizione degli acari e quindi la loro riproduzione.
Gli animali però non si limitano a fornire cibo per gli acari: il gatto in particolare rilascia nell’ambiente una gran quantità di proteine allergeniche contenute principalmente nella saliva, ma anche nell’urina e nella forfora e che rappresentano, insieme agli allergeni degli acari, le principali cause di asma allergico nel mondo, anche in età infantile. Un dato curioso e una osservazione frequente nella pratica dello specialista allergologo, è che circa la metà dei pazienti allergici al gatto non ne hanno mai posseduto uno! Ciò che inizialmente appariva inspiegabile è poi stato dimostrato dopo che l’allergene del gatto, uno dei più piccoli in natura, è stato rilevato anche in ambienti dove l’animale non è presente. Ad esempio, nelle scuole, si è visto che la quantità di allergene del gatto varia in misura proporzionale al numero di insegnanti e alunni che possiedono un gatto in casa, e che trasportano passivamente l’allergene attraverso abiti, calzature, zaini. Anche in altri luoghi pubblici la presenza di allergeni del gatto è stata dimostrata, come pure sui luoghi di lavoro e persino negli studi degli allergologi!
Ciò rende quello dell’allergia al gatto un problema sempre più 1 Ottobre 2004 diffuso, anche in rapporto con la sempre maggiore quota di popolazione che possiede uno o più animali in casa, spesso senza avere la possibilità di farli vivere all’esterno, come avviene in genere in città. La frequenza di allergia al gatto nei Paesi occidentali varia tra il 15% (Olanda) e il 36% (Stati Uniti) di tutti gli allergici respiratori. Gli studi epidemiologici più recenti hanno portato un po’ di scompiglio nelle certezze di medici e pazienti: è dell’ultimo anno infatti l’ipotesi che la convivenza con l’animale nei primissimi anni di vita protegga dallo sviluppo dell’allergia, anziché aumentare il rischio come da sempre si pensava. In realtà, la differente risposta individuale e i vari fattori concomitanti in gioco, sia genetici che ambientali, rendono tali conclusioni difficili e spesso illusorie. Certo, il fenomeno della “tolleranza immunologica” esiste e spesso succede di incontrare giovani pazienti allergici al gatto i cui disturbi si sono manifestati solo dopo che l’animale è stato allontanato oppure quando il paziente, lasciata la casa dei genitori, non ha più un contatto giornaliero con l’animale. Da quel momento in poi ogni qualvolta si verifica l’esposizione, si scatenano i disturbi, spesso asmatici e il paziente è costretto ad assumere farmaci o …. a limitare le visite ai genitori o agli amici che possiedono animali.
A questo punto, dato che l’allontanamento dell’animale non risolve sempre i problemi dell’allergico, anzi, come si è detto, talvolta li rende addirittura più manifesti, nasce l’idea di provare ad indurre quella tolleranza immunologica esistente in natura, attraverso l’uso dei “vaccini iposensibilizzanti”. Questo tipo di terapia, nella quale lo Specialista allergologo crede fermamente, talvolta anche lottando contro l’opinione di altri medici, ha subito notevoli evoluzioni dalla sua nascita, quasi un secolo fa, che l’hanno portata ad essere sempre più sicura e maneggevole, a patto naturalmente di essere prescritta al paziente giusto e dal medico giusto! Nella sua forma in gocce o compresse solubili in bocca, contenente allergene “modificato” cioè reso del tutto inoffensivo per il soggetto allergico, ma comunque immunologicamente attivo, rappresenta l’ultima frontiera dell’immunoterapia: a differenza del vaccino classicamente iniettato per via sottocutanea, il suo meccanismo di azione sarebbe proprio quello di indurre la tolleranza immunologica a livello delle mucose respiratorie, senza alcun rischio di reazioni generali durante la assunzione. Gli studi in corso stanno confermando questo meccanismo e questo livello di sicurezza anche per uno degli allergeni più “potenti” quale quello del gatto! Non dimentichiamo che la “pet-therapy” cioè l’utilizzo degli animali da compagnia per la cura di situazioni di disagio psicologico è ben documentata fin dagli anni sessanta. Spesso l’allergologo rischia invece di rendersi partecipe nel creare situazioni di disagio psicologico, attraverso i divieti e le restrizioni che si trova quotidianamente a dover imporre ai pazienti, quando invece uno dei suoi compiti dovrebbe essere quello di garantire loro il più possibile una vita normale. La possibilità di una tranquilla convivenza con gli animali rientra in questo quadro. Ecco che di fronte al problema di un allontanamento dell’animale spesso difficile e doloroso, specie per i bambini, e soprattutto non sempre sufficiente ad evitare i sintomi di una allergia che può sorprendere il paziente in qualsiasi ambiente, la possibilità di giocare una carta relativamente facile e vincente, ci rende tutti, medici e pazienti, un po’ più ottimisti. Genova città di gatti, come tutte le città di mare, li ama particolarmente: e quando il pesce non è facile da trovare…..entrano in azione le “gattare”, quelle signore che si fanno carico di nutrire schiere di gatti randagi, con un impegno incredibile. Ne potete trovare in tutti i quartieri della città, e forse di una intera regione, la Liguria, nella quale questi animali sono particolarmente benvoluti, forse per il loro carattere schivo, chiuso, ma a loro modo affettuoso, proprio come quello dei liguri!

